Editoriale · Numero 1
Perché una rivista sui sensi deve partire dalle relazioni, non da un elenco
A scuola abbiamo imparato che i sensi sono cinque. La vista ci mostra le forme e i colori, l’udito raccoglie i suoni, il tatto registra il contatto, il gusto riconosce i sapori e l’olfatto gli odori. È una classificazione semplice, memorabile e ancora utile. Ma rischia di suggerire un’immagine ingannevole: quella di un individuo affacciato sul mondo attraverso cinque finestre separate.
Il corpo percepisce anche la propria posizione, il movimento, l’equilibrio, la temperatura, il dolore, la fame, il respiro e il battito del cuore. Sarebbe allora sufficiente allungare l’elenco? Parlare di sei, dieci, venti o trenta sensi?
La questione è meno aritmetica di quanto sembri. Il numero cambia secondo il criterio adottato. Possiamo distinguere i sensi in base ai recettori coinvolti, alle vie nervose, agli oggetti percepiti, alle funzioni svolte oppure alla forma che assumono nella nostra esperienza cosciente. Ciò che appare unitario quando lo viviamo può dipendere da sistemi differenti; ciò che separiamo per comodità può invece risultare strettamente integrato.
Interocezione: un senso o molti processi?
Anche l’interocezione, spesso presentata come il senso dell’interno del corpo, non costituisce necessariamente una facoltà unica e trasparente. Percepire il proprio battito, la respirazione, la tensione viscerale o lo stato di sazietà richiede processi diversi. Le informazioni corporee vengono inoltre interpretate attraverso aspettative, emozioni, situazioni e conoscenze precedenti. Il corpo invia segnali, ma non reca già scritta la loro spiegazione.
Lo stesso accade quando ci rivolgiamo all’esterno. Quello che chiamiamo sapore, per esempio, non proviene soltanto dalla lingua: nasce dall’incontro tra gusto, olfatto retronasale, temperatura, consistenza e sensibilità chimica della bocca. Vi partecipano anche la vista del cibo, i rumori prodotti durante la masticazione, le parole con cui il prodotto viene presentato e il ricordo delle esperienze precedenti.
Percepire non significa dunque sommare informazioni indipendenti. Significa confrontare, prevedere, correggere, riconoscere.
Il linguaggio nella percezione
Il linguaggio partecipa a questo processo. Lo scopriamo con particolare evidenza quando cerchiamo di nominare un odore. Possiamo avvertirlo come familiare, collegarlo a una situazione, stabilire che è gradevole o sgradevole e tuttavia non riuscire a trovare la parola corrispondente. Il passaggio dalla sensazione al riconoscimento e dal riconoscimento al nome non è automatico.
Ma i sensi non appartengono soltanto ai laboratori. Le società stabiliscono gerarchie tra ciò che merita di essere visto, ascoltato o annusato. Le lingue distribuiscono diversamente le parole della percezione. La letteratura trasforma sensazioni evanescenti in forme condivisibili. La memoria associa luoghi, persone e avvenimenti a una voce, a una superficie, a un sapore o a un odore. Il disgusto può proteggerci da un pericolo, ma può anche diventare un giudizio morale rivolto contro altri esseri umani.
Il metodo della rivista
È proprio a questi confini che nasce La trama dei sensi. La rivista parte dalle ricerche scientifiche, ma non si limita ad annunciarne i risultati. Cerca di ricostruire le domande iniziali, i metodi adottati, la consistenza delle prove e i limiti riconosciuti. Un esperimento condotto su poche persone non vale quanto una serie di studi convergenti; una correlazione non dimostra necessariamente una causa; una possibilità tecnica non coincide con un’applicazione già disponibile.
Queste cautele non riducono il fascino della ricerca. Lo sottraggono alla retorica della scoperta miracolosa e restituiscono alla conoscenza la sua vera forma: provvisoria, verificabile, aperta alla correzione.
Il primo numero muove da una domanda apparentemente elementare: quanti sensi abbiamo? La risposta non sarà un nuovo elenco. Attraverso interocezione, linguaggio olfattivo, memoria e lettura multisensoriale, proveremo piuttosto a mostrare che ogni sensazione è già una relazione: tra organismo e ambiente, dato e aspettativa, esperienza e parola.
I sensi non sono cinque finestre aperte sul mondo. Sono la trama mobile attraverso la quale il mondo diventa esperienza.
Dalla lista alla trama: quanti sensi abbiamo dipende da ciò che decidiamo di contare.
