La trama dei sensi

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Gli odori sono davvero scorciatoie per la memoria?

Illustrazione editoriale per l’articolo Gli odori sono davvero scorciatoie per la memoria?.

Miti e prove · Numero 1

Vividezza, emozione e accuratezza non sono la stessa cosa

Entriamo in un portone e sentiamo un odore di cera, umidità e legno. Prima ancora di riconoscere il luogo, riaffiora un corridoio dell’infanzia. Per un istante non abbiamo la sensazione di ricordarlo: ci sembra quasi di essere tornati lì.

Esperienze di questo genere alimentano una convinzione molto diffusa: gli odori possiederebbero un accesso diretto alla memoria, più rapido e profondo di quello delle immagini e delle parole. Aprirebbero stanze del passato che credevamo perdute e conserverebbero ricordi più autentici.

L’immagine è suggestiva. Contiene però diverse affermazioni che devono essere separate. Un odore può suscitare un ricordo autobiografico, renderlo emotivamente intenso e produrre una forte impressione di ritorno nel tempo. Ma da questo non segue automaticamente che il ricordo sia più completo, più preciso o più fedele a ciò che è realmente accaduto.

La madeleine non agisce da sola

Il riferimento inevitabile è Marcel Proust. Nella Recherche, il sapore della madeleine ammorbidita nel tè produce nel narratore un piacere inspiegabile; soltanto dopo alcuni tentativi emerge il ricordo delle domeniche mattina a Combray. La scena viene abitualmente descritta come esempio di memoria olfattiva. In realtà è già un piccolo laboratorio multisensoriale: vi partecipano sapore, odore retronasale, consistenza, calore, gesto, emozione e successiva ricerca mentale.

Non è nemmeno un recupero istantaneo e completo. La sensazione precede il riconoscimento; il narratore interroga ciò che prova, tenta di riprodurlo, fallisce, insiste. L’episodio mostra qualcosa di più sottile di un interruttore acceso dall’odore: il passato emerge dall’incontro tra un’impressione corporea e il lavoro che cerca di attribuirle un’origine.

Non esiste una sola memoria olfattiva

Quando si parla di rapporto tra odori e memoria, vengono spesso riuniti fenomeni differenti. Possiamo ricordare un odore già annusato, riconoscerne la fonte, recuperare una parola associata, ricordare il luogo nel quale era presente, rivivere un episodio della nostra vita oppure imparare un’informazione mentre un odore funge da contesto.

Sono tutti compiti di memoria, ma non richiedono gli stessi processi. Dire genericamente che gli odori migliorano la memoria sarebbe simile a dire che le immagini migliorano il pensiero: l’affermazione è troppo ampia per essere verificata.

La familiarità conta più dell’odore in sé

Un recente studio ha cercato di chiarire perché alcuni odori funzionino meglio di altri come indizi. I partecipanti dovevano associare alcune forme visive a odori familiari o poco familiari. Gli odori conosciuti permettevano di ricordare meglio le forme associate.

In un secondo momento un gruppo è stato ripetutamente esposto per quattro settimane ad alcuni odori inizialmente poco familiari. Dopo la familiarizzazione, l’accuratezza delle associazioni migliorava specificamente per questi odori; non emergeva un analogo vantaggio per quelli già molto familiari. Non era dunque sufficiente che lo stimolo fosse odoroso: contava che fosse riconoscibile, stabile e già inserito in una rete di esperienze.

Questo aiuta a comprendere perché la memoria olfattiva sia fortemente personale. Il dopobarba che per qualcuno richiama il padre può essere, per un’altra persona, soltanto una miscela vagamente alcolica. L’odore non trasporta un ricordo universale: acquista potere attraverso le associazioni costruite da chi lo percepisce.

Il profumo giusto, non un profumo qualsiasi

Gli esperimenti sui ricordi autobiografici mostrano che non tutti gli odori sono ugualmente evocativi. Gli stimoli specificamente collegati all’infanzia dei soggetti possono produrre ricordi più ricchi; odori non pertinenti a quel periodo non producono lo stesso effetto.

Non esiste quindi un catalogo di odori universalmente capaci di riaprire il passato. Pane, erba tagliata, cloro, borotalco o caffè diventano efficaci soltanto quando incontrano una biografia nella quale abbiano già occupato un posto.

Vivido non significa vero

Qui nasce l’equivoco più importante. Un ricordo può sembrarci estremamente vivido e tuttavia contenere errori. Emozione, ricchezza di dettagli, fiducia soggettiva e accuratezza storica sono dimensioni collegate, ma non intercambiabili.

Gli studi sugli odori misurano spesso quanto un ricordo appaia vivido, piacevole, intenso o capace di produrre una sensazione di ritorno nel tempo. È molto più difficile verificare se tutti i particolari corrispondano realmente all’evento originario, soprattutto quando si tratta di episodi dell’infanzia.

Un odore può quindi rendere più intensa l’esperienza presente del ricordare senza garantire una ricostruzione più fedele del passato. Sentirsi trasportati indietro nel tempo non equivale a tornare realmente nel passato.

Il ricordo sembra più antico

In diversi esperimenti gli odori hanno favorito il recupero di ricordi risalenti ai primi dieci anni, mentre i ricordi evocati da parole o immagini tendevano a concentrarsi maggiormente tra adolescenza e prima età adulta. Il risultato, però, non compare in tutti gli studi e dipende fortemente dal metodo e dalla scelta degli stimoli.

Gli odori possono diventare mappe

La memoria olfattiva non riguarda soltanto la biografia. Una revisione sistematica e metanalisi del 2025 ha esaminato gli studi sulla capacità umana di ricordare posizioni e percorsi attraverso gli odori. Gli stimoli olfattivi possono funzionare come punti di riferimento e contribuire alla costruzione di rappresentazioni spaziali. Nella metanalisi dei sette studi direttamente comparabili, la memoria spaziale olfattiva risultava mediamente meno efficace di quella visiva, pur con una notevole eterogeneità tra gli studi.

L’odore, dunque, non è soltanto una macchina del tempo. Può essere anche una coordinata. Rientrare in una casa dopo molti anni e riconoscerne immediatamente l’aria significa talvolta recuperare insieme un ambiente e la nostra posizione al suo interno.

Perché l’effetto sembra così potente?

Una spiegazione molto diffusa richiama la vicinanza tra il sistema olfattivo e strutture cerebrali coinvolte nell’emozione e nella memoria. Questa organizzazione è importante, ma non deve essere trasformata nell’immagine semplicistica di un collegamento diretto che renderebbe l’olfatto immune dai normali processi cognitivi.

Gli odori sono spesso presenti sullo sfondo. Non prestiamo loro la stessa attenzione riservata alle immagini e alle parole; alcune associazioni possono essere state ripetute e raccontate meno frequentemente. Quando lo stimolo ricompare, il ricordo può sembrare inatteso e involontario. Il carattere sorprendente del ricordo contribuisce alla sua intensità.

Non una scorciatoia, ma una chiave

Gli odori non sono una via automatica, più rapida e sempre più affidabile. Possono però funzionare come chiavi particolarmente potenti, perché riattivano simultaneamente sensazioni, emozioni, luoghi e associazioni costruite nel tempo.

Il loro privilegio non consiste necessariamente nella verità del ricordo. Consiste nella qualità dell’esperienza: nella sensazione improvvisa che il passato non sia soltanto conosciuto, ma nuovamente presente. Proust lo aveva compreso con precisione. La madeleine non restituisce semplicemente un’informazione su Combray. Rimette in movimento un mondo.

Letture essenziali

Hamzeloo, M.; Bogenschütz, L.; Hackländer, R. P. M.; Bermeitinger, C. (2026), «Familiarity Enhances the Effectiveness of Odors as Cues in Paired-Associate Memory», Memory & Cognition, 54, pp. 959–979. DOI: 10.3758/s13421-025-01790-1.

Szychowska, M.; Olofsson, J. K.; Cedres, N. (2025), «Olfactory Spatial Memory: A Systematic Review and Meta-Analysis», Scientific Reports, 15, 38469. DOI: 10.1038/s41598-025-25503-5.

Hackländer, R. P. M.; Janssen, S. M. J.; Bermeitinger, C. (2019), «An In-Depth Review of the Methods, Findings, and Theories Associated with Odor-Evoked Autobiographical Memory», Psychonomic Bulletin & Review, 26(2), pp. 401–429. DOI: 10.3758/s13423-018-1545-3.

Chu, S.; Downes, J. J. (2000), «Odour-Evoked Autobiographical Memories: Psychological Investigations of Proustian Phenomena», Chemical Senses, 25(1), pp. 111–116. DOI: 10.1093/chemse/25.1.111.


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